Naoniscon 2011 – Torneo di Dungeons&Dragons (Parte 6)

Buon primo maggio a tutti, anche se sfortunatamente quest’anno ci è stato rubato questo giorno di festa.
Mancano solo due settimane a Naoniscon 2011 e l’ormai consueto appuntamento con la pubblicazione dei background continua giungendo al suo ultimo atto.
Siamo lieti di presentare l’ultimo degli sfortunati costretti a divenire eroi, speriamo che tutti i personaggi siano stati di vostro gradimento e abbiate trovato piacevoli queste sei settimane assieme.
Ricordo ancora una volta che le pre-iscrizioni sono aperte, basta contattarci all’indirizzo club.innercircle@gmail.com.
La prossima settimana ci saranno le ultime comunicazioni di servizio.

Stay tuned!

Corvo Bianco, Profeta dei Perduti

“Arrancare: il lento, faticoso, deprimente, ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita, tranne l’impulso di dover, semplicemente, continuare la lotta.”

Geoffrey Chaucer (Film: Il Destino di un Cavaliere) −

Inizialmente erano riservati e schivi. Quasi timidi. Poi hanno cominciato a diventare curiosi. Poi audaci. E poi improvvisamente erano dappertutto: dietro ogni porta, ogni albero, ogni roccia, tutti desiderosi di raccontare la loro storia, di farsi sentire ancora una volta, di parlare con qualcuno. Qualcuno di vivo.

Corvo Bianco non ha sempre potuto vedere i fantasmi; un tempo non si chiamava nemmeno così. Ma tutto è cambiato dal giorno della tragedia. Quando era più piccolo Corvo Bianco si chiamava Varek e viveva con la sua tribù in una grotta nelle viscere del Monte Cavo. Era un orco come tanti altri e se non fosse stato notato da Arrak Tre-Occhi, lo sciamano della tribù, per diventare suo allievo avrebbe probabilmente vissuto una vita da guerriero razziatore come tutti i suoi compagni.

Aveva a malapena otto inverni alle spalle quando Arrak gli chiese di andare sulle pendici del Monte Cavo a raccogliere delle piante per un rituale. Era la prima volta che gli veniva permesso di uscire da solo dalla caverna in cui aveva vissuto tutta la vita, e Varek accettò con entusiasmo. Mentre stava per uscire un imponente terremoto scosse il monte fin nelle fondamenta, aprendo immense crepe nel terreno, facendo crollare chilometri di gallerie sotterranee e seppellendo la sua intera tribù sotto tonnellate di roccia. Varek si salvò per miracolo e nei giorni successivi vagò senza meta sulle pendici del Monte Cavo finché una notte non incontrò di nuovo Arrak e la sua vita cambiò ancora una volta.

Lo sciamano era morto, ma il suo spirito era rimasto su questo mondo e con esso tutta la sua saggezza. Quando lo spettro si accorse che il suo giovane allievo era sopravvissuto e che poteva vederlo, Arrak lo indicò come un Prescelto: gli diede il nome di Corvo Bianco, ad indicare che sarebbe stato unico anche in mezzo ai suoi simili e passò gli anni successivi a tramandargli tutte le sue conoscenze e ad istruirlo sul mondo esterno. Ben presto ad Arrak si aggiunsero gli spiriti degli altri orchi  morti nella tragedia del terremoto che cominciarono a seguire il novello spiritista, fornendogli informazioni, consigli ed occasionalmente potere quando si trovava in difficoltà. Quando Corvo Bianco si sentì infine pronto decise che di abbandonare il Monte Cavo per andare incontro al proprio destino.

Nei suoi vagabondaggi incontrò una infinità di altri spiriti, tutti accomunati da un unico spasmodico desiderio, ossia parlare con qualcuno. Che fosse per lasciare un messaggio, un avvertimento o un ultimo addio, la cosa che turbava i morti di ogni razza e paese era l’incapacità di poter comunicare ai loro cari ciò che sapevano poiché, come Corvo Bianco presto scoprì, agli spettri veniva donata una limitata capacità di preveggenza che riusciva solo ad aumentare la loro frustrazione. Fu allora che l’orco credette di aver infine trovato il proprio posto nel mondo: avrebbe impiegato questo suo dono per aiutare il prossimo, vivo o morto che fosse, ed avrebbe usato le informazioni degli spettri per evitare che tragedie come quella che aveva colpito la sua tribù si ripetessero. Ma i suoi buoni propositi si infransero contro l’unico ostacolo di cui nessuno gli aveva mai parlato: il razzismo.

Corvo Bianco si accorse ben presto che la gente non desiderava affatto il suo aiuto. Non appena la gente si accorgeva della sua razza egli era costretto a fuggire o a nascondersi come un ladro. E anche nei rari casi in cui qualcuno accettava di prestargli orecchio le sue parole cadevano nel vuoto mentre veniva guardato con disprezzo dalle persone che cercava di aiutare e additato come pazzo e blasfemo. Non passò molto tempo che Corvo Bianco vide nella sua condizione non più un dono, ma la peggiore delle maledizioni: egli era vivo, eppure era esattamente come gli spettri che lo seguivano, desideroso di aiutare il prossimo ma senza qualcuno che volesse ascoltarlo.

Preso dallo sconforto, lo sciamano abbandonò la sua missione e si ritirò dallo sguardo intollerante del mondo. Oggi Corvo Bianco vaga di villaggio in villaggio, sordo alle richieste di aiuto degli spettri che continuano a seguirlo implorando il suo aiuto. Il suo cuore è in bilico tra il desiderio di salvare più persone possibili per dare un senso al dono che gli è stato fatto e la paura di essere ferito ancora una volta dal mondo che cerca di proteggere. Per adesso l’unica cosa che può fare è andare avanti, perché lui è Corvo Bianco, solo anche in mezzo ai suoi simili.